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  Frisbee Manuale di resistenza umana
 
Diario
 


A salty dog - Procol Harum

'All hands on deck, we've run afloat!'
I heard the captain cry
'Explore the ship, replace the cook:
let no one leave alive!'
Across the straits, around the Horn:
how far can sailors fly?

A twisted path, our tortured course,
and no one left alive
We sailed for parts unknown to man,
where ships come home to die
No lofty peak, nor fortress bold,
could match our captain's eye

Upon the seventh seasick day
we made our port of call
A sand so white, and sea so blue,
no mortal place at all
We fired the gun, and burnt the mast,
and rowed from ship to shore

The captain cried, we sailors wept:
our tears were tears of joy
Now many moons and many Junes
have passed since we made land
A salty dog, this seaman's log:
your witness my own hand


Castello Angioino di Mola di Bari

 

Dalla Piazza XX Settembre, pur occultato da edificazioni sorte a inizio novecento lungo il perimetro dell’antico fossato e che si incuneano abusivamente nello storico monumento, è tuttora visibile parte del bastione più alto dell’importante e rilevante Castello Angioino, con la caratteristica pianta a poligono stellato (il solo che abbia questa forma lungo il litorale tra Barletta e Monopoli). Il Castello, per il quale il P.R.G. vigente prevede l’isolamento dalle costruzioni che vi si addossano, al fine di restituirne l’originaria vista e immediata accessibilità con la Piazza XX Settembre, sorge in diretta continuazione della Piazza e in stretto collegamento con il nucleo antico. Il maniero fu fatto costruire da Carlo d’Angiò nel 1279 allo scopo di difendere e presidiare (fu giudicato inespugnabile per la struttura delle muraglie e delle merlate) il nucleo antico medioevale. Tale abitato (denominato “iend a terre, cioè “nella terra”, perché edificato su un promontorio affacciato sul mare), a partire dal 1277-78, venne fatto ricostruire da Carlo d’Angiò su un precedente luogo primigenio di cui è incerta l’origine greca. Dopo il periodo che vide la presenza romana sul territorio molese (importanti sono i ritrovamenti dell’antica Turris Juliana in località “Padovano”), alcune ricostruzioni storiche riportano la presenza di Mola nell’alto Medio Evo, nel periodo normanno-svevo, come attesterebbe la lapide ritrovata nella Chiesa Matrice, riferita a tale Agosmundo ivi sepolto nel 1150.

 

Palazzo Roberti (Mola di Bari)

 

Palazzo Roberti è un edificio di notevole mole e importanza artistica, storica e architettonica, come è documentato in numerose pubblicazioni artistiche specializzate. Esso è un capolavoro del barocco settecentesco pugliese, costruito su progetto dell’arch. Vincenzo Ruffo nella seconda metà del secolo XVIII, che ospita tele e affreschi di elevato valore artistico. Palazzo Roberti è stato anche oggetto dell’attenzione del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) che ha inserito alcuni anni addietro lo storico edificio nell’itinerario nazionale delle “Giornate di primavera”. Un’ampia documentazione relativa a Palazzo Roberti è rinvenibile nell’Atlante del Barocco in Italia, Terra di Bari e Capitanata, Roma 1996-2002.

La gloria mondiale dell’82

La sorte spinge gli azzurri in un secondo girone terribile: come concorrenti arrivano Brasile e Argentina. La fine sembra scontata, ma sarà invece l’inizio di una cavalcata che porterà l’Italia al terzo titolo mondiale. La partita con l'Argentina è pura esaltazione del "gioco all'italiana", Gentile bracca Maradona per tutto il campo, Tardelli e Cabrini realizzano le due reti che significano vittoria. Il Brasile infligge all'Argentina un 3-1, quindi il passaggio del turno verrà deciso dal match Italia-Brasile.
I verde-oro sudamericani, avendo un numero di reti superiori all’Italia, possono contare su due risultati su tre. Per l’Italia il risultato è uno solo, la vittoria, e dopo pochi minuti Rossi gela la torcida brasiliana e porta in vantaggio gli azzurri. Il Brasile reagisce e pareggia, ma è un fuoco di paglia. Paolo Rossi ha qualcosa di magico quella sera e va nuovamente a segno: 2-1. Sembra fatta, ma il Brasile lotta come non mai e impatta di nuovo. Sul 2-2 potrebbe esserci un crollo psicologico, ma un incontenibile Paolo Rossi va in gol per la terza volta e regala all’Italia il passaggio del turno.
Adesso l’Italia celebra "Pablito" (uno dei giocatori più contestati alla vigilia) e tutta la squadra, che comunque non abbandona il suo silenzio stampa. In semifinale l’avversario è la Polonia, già incontrata nel girone di qualificazione ma questa volta priva di Boniek; negli azzurri è assente Gentile. Chi c'è invece, è Paolo Rossi, che segna ancora (doppietta) e trascina la nazionale azzurra in finale. A Siviglia, intanto, si svolge l'altra semifinale: è una sfida epica tra francesi e tedeschi, che alla fine premierà la Germania ai rigori.
La finale è Italia-Germania allo stadio del Real Madrid "Santiago Bernabeu", splendido impianto della capitale spagnola. In campo due formazioni molto simili come gioco. All'inizio non sembra possa venir fuori una gara emozionante: l'Italia parte contratta, nervosa, tesa... sembra che gli azzurri sentano troppo la partita. Anche i tedeschi non appaiono troppo aggressivi: avanzano cauti, timorosi, impauriti dal contropiede italiano. L'inizio di partita è avaro di emozioni (tranne l'infortunio di "Ciccio" Graziani), ma al 24' Conti si procura un rigore: Cabrini va sul dischetto, rincorsa e... fuori! Gara ancora in parità, ma l’Italia no si perde d’animo. Si arriva al 56' e Paolo Rossi realizza sottomisura: 1-0 e Italia ad un passo vittoria. Dopo circa dieci minuti (68') Conti vola sulla fascia destra, trova Tardelli al limite, tiro e gol! Seguito dall'urlo di gioia che rimarrà per sempre nella storia dei mondiali di calcio.
All'ottantesimo arriva anche il terzo gol a sancire il trionfo e la superiorità dell’Italia: il solito Conti  affonda lungo l'out destro e mette palla in mezzo per "Spillo" Altobelli, che dribbla il difensore Schumacher e deposita la palla in rete. Il gol della bandiera per i tedeschi lo realizza Breitner, ma arriva a partita terminata e non c'è tempo per la rimonta: 3-1 e Italia campione del mondo per la terza volta.
Delle immagini del "mundial" spagnolo passano alla Storia la corsa e l'urlo di Tardelli dopo il gol alla Germania, il Presidente Pertini in tribuna d'onore che gioisce, e la voce di Nando Martellini che urla dalle tv di tutta Italia "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”

Italia-Germania 4-3

La "Partita del secolo" è, secondo molti storici dello sport, la semifinale della Coppa del Mondo 1970 di calcio disputata mercoledi 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Città del Messico tra Italia e Germania Ovest. Un monumento di fronte allo stadio Azteca è posto a ricordare quella partita memorabile. La Germania Ovest si presentava all'Azteca fiduciosa: stravinto il girone eliminatorio, era riuscita in un'impresa ottima, ribaltando, nei quarti contro i Campioni in carica dell'Inghilterra, lo 0-2 con cui i britannici conducevano fino a venti minuti dalla fine. I teutonici scesero così in campo, il 17 giugno, come i favoriti.Valcareggi escluse ancora una volta Rivera in favore di Mazzola. Il primo gol fu quello di Roberto Boninsegna, a soli otto minuti dall'inizio della partita, dopo una combinazione con Gigi Riva. Per i seguenti ottanta minuti l'Italia si limitò a difendere il risultato. Fu però il milanista Karl-Heinz Schnellinger, al suo primo gol (e unico a fine carriera!) in 47 partite con la nazionale, a portare la gara in parità all'ultimo minuto dei tempi regolamentari. Iniziarono così i tempi supplementari che entrarono nella storia: al gol di Gerd Müller al '94, abile a sfruttare un errato tocco della difesa italiana dopo un debole colpo di testa di Uwe Seeler, rispose un difensore, Tarcisio Burgnich, su un controsvarione difensivo tedesco; l'Italia, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare passò addirittura in vantaggio, con Riva in contropiede. Al quinto minuto del secondo tempo supplementare, un erroraccio di Rivera (entrato al 46' per Mazzola), regalò alla Germania il pareggio: colpo di testa dei Seeler su un pallone proveniente dal calcio d'angolo, la palla sembra indirizzata fuori, Rivera si scansa ma Müller interviene di testa indovinando lo spiraglio. Fu un'azione incredibile dello stesso Rivera, però, a riportare dopo appena 60 secondi l'Italia in vantaggio. Finì 4-3; l'Italia dopo 32 anni era in finale di Coppa Rimet: all'alba, nelle piazze italiane, l'impresa fu festeggiata come la vittoria del Mondiale stesso. (tratto da Wikipedia).


Ulisse

Non è il mitico eroe di Omero. E' un italiano, della nostra latitudine, che vive e lavora in Belgio. Un "mago" del web: tanto bravo che ha ritrovato per me i contenuti di questa home page che sembravano definitivamente persi. Un vero amico di mouse e tastiera. Grazie Ulisse!!! E questo è il suo link: http://ulisse3.ilcannocchiale.it/

Mazzini

Contro la politica pseudo-individualistica di chi difendeva i privilegi, Mazzini delinea una concezione della democrazia intesa come «democrazia etica», perché non si limita a sostenere i princìpi della rappresentanza politica e del suffragio universale, ma esige una carica ideale, una "fede", in grado di chiamare tutti gli individui a costruire insieme una società più libera, solidale, dove ciascuno si senta titolare di diritti ma altresì responsabile di doveri. In questa prospettiva Mazzini nega che in futuro possano esistere primati di casta o di classe, perché identifica come obbiettivo di un futuro ordinamento democratico "morale" (o etico-politico, potremmo definirlo oggi) «l'emancipazione, il miglioramento, la cooperazione di tutti». Convinto che questo tipo di democrazia si deve costruire insieme, con la solidarietà di ciascuno, Mazzini intuisce anche i rischi di chi pretende affidarsi a un partito-guida, che una volta al potere eserciterà un'intollerante «dictatorship». Come sarebbe disastrosamente capitato con le esperienze delle «democrazie popolari» del '900. (da "Il Corriere della Sera").

Un "lavoro" di mesi andato in fumo.

Stamattina, nel postare la riflessione su Mazzini che vedete sopra, tutto il contenuto della Home Page è sparito come d'incanto. Peccato, perchè ci tenevo particolarmente. Di quanto scritto in questi mesi, è rimasta soltanto l'icona che vedete sotto e che, pervicacemente, si rifiuta di farsi eliminare. Ai tecnologi l'ardua sentenza. Se qualcuno sa come poter recuperare i contenuti che sembrerebbero persi, mi dia una mano. Grazie.

 

Garibaldi a Teano

Il 26 Ottobre 1860 al bivio di Taverna Catena, presso Teano, Garibaldi consegna a Vittorio Emanuele II le province meridionali. Il garibaldino Alberto Mario, testimone oculare racconta: “… di sotto al cappellino Garibaldi si era acconciato il fazzoletto di seta per proteggere le orecchie e le tempie dalla mattutina umidità. All’arrivo del re, cavatosi il cappellino, rimase il fazzoletto… Vi saluto caro Garibaldi? Come state? … Bene Maestà e Lei? … Benone… Garibaldi alzò la voce… Ecco il re d’Italia”.

Dopo gli screzi e le incomprensioni con Vittorio Emanuele II, Garibaldi partì da Napoli a bordo del piroscafo Washington per ritirarsi a Caprera a fare il contadino. Solo il giornale "L'indipendente", diretto da Alessandro Dumas, ne dette notizia, elencando le poche cose che il generale, dopo aver conquistato un regno, portava con sé: un sacchetto di sementi, una balla di stoccafissi, una cassa di maccheroni, un sacchetto di zucchero e alcuni barattoli di caffè.


Shakespeare

Cesare ad Antonio:

"Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato:  pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi."
 
dal  "
Giulio Cesare"

Rita Levi Montalcini
(Premio Nobel per la medicina)

Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino e si è laureata in Medicina nel 1936. Fin dai primi anni universitari, sotto la guida del Prof. Giuseppe Levi, si dedica agli studi sul sistema nervoso che poi seguirà per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della II Guerra Mondiale. Dal 1945 al 1947 è assistente del Prof. Levi, fino al trasferimento in America su invito del Prof. Victor Hamburger della Washington University di Saint Louis, dove diventa docente di Neurologia. Per trenta anni Rita Levi Montalcini vive negli Stati Uniti completamente dedita alla ricerca e giunge alla scoperta di una proteina, il fattore di crescita delle cellule nervose o Nerve Growth Factor (NGF) che provoca lo sviluppo e la differenziazione delle cellule nervose. La sua attività di scienziata le porta innumerevoli riconoscimenti a livello internazionale e nel 1986 il conferimento del Premio Nobel per la Medicina. Componente del CNR, attualmente si dedica a tempo pieno alla ricerca presso il laboratorio di biologia cellulare. E' Presidente Onorario dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, alla quale aveva già aderito nel 1968 dagli Stati Uniti, e dal 2001 è stata nominata Senatore a vita.

Piero Calamandrei
(Giurista, antifascista, fondatore del Partito d'Azione)

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.



Resistenza

“I deboli non combattono, quelli più forti lottano forse per un'ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili.”

(Bertolt Brecht)


Stranieri in casa propria

"La maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero. Nell'ambito di questi limiti ciascuno è libero; ma guai a lui se osa uscire (...). Il padrone non dice più: tu penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta, ma da quel giorno sei uno straniero tra noi".

(Alexis de Tocqueville - "Della Democrazia in America")


Quer che sà navigà sta sempre a galla.

Mò te reprico io che nu lo sai
tu er praticà de sto paese buffo:
qua chi ha quadrini, non ha torto mai.
Basta de curre a tempo co lo sbruffo:
eppoi, senza pericolo de guai,
spaccia puro per fresco er pane muffo.

(Giuseppe Gioacchino Belli, dai Sonetti)

La libertà.

"La libertà non è una filosofia e neppure un'idea: è un movimento della coscienza che ci porta, in certi momenti, a pronunciare due monosillabi: Sì e No. Nella loro brevità, istantanea come la luce del lampo, si dipinge il segno contraddittorio della natura umana" .
(Octavio Paz, "L'altra voce")

"Un cammino di mille passi, inizia con un passo".

(Lao-tse, VI sec. a.C.)

PIERO DELFINO PESCE

(Mola di Bari, 1874 - 1939), politico antifascista, giornalista, letterato, avvocato

“E venne la Resistenza e Piero Delfino Pesce partecipò a questa Resistenza. Io chiamo Resistenza, senza mancare di rispetto ai patrioti, ai partigiani, agli uomini delle giornate di fuoco, alla gente che ha pagato con la vita, a quelli che sono stati massacrati nei lager, io chiamo "Resistenza" anzitutto quella del ventennio. Perchè resistere significava durare, perchè resistere significava non piegarsi, perchè resistere significava non vendersi l'anima, perchè resistere significava con il proprio esempio essere ammonitori, perchè resistere significava soprattutto evitare di cedere ciò che di più prezioso ci fosse, lo Spirito, perchè resistere significava dare l'esempio morale da tramandare alle generazioni future".

(da un discorso tenuto dal senatore Michele Cifarelli, in onore di Piero Delfino Pesce)

Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.”

(Primo Levi)

 


ONOFRIO MARTINELLI
Mola di Bari 1900 - Firenze 1966;
pittore

Dopo gli studi classici a Firenze (1916) si trasferisce a Roma, dove studia matematica all'Università (1918). Abbandona gli studi per dedicarsi alla pittura ed è tra i frequentatori della "terza saletta" del Caffè Aragno. Nel 1925 si trasferisce a Parigi, ospite di Filippo de Pisis, e stringe amicizia con Giorgio de Chirico e Gregorio Sciltian. Nel 1927 si avvicina al gruppo "Les Italiens de Paris" (de Chirico, Severini, Campigli, de Pisis, Savinio , Paresce, Tozzi) partecipando ad alcune mostre, tra le quali spicca la Biennale di Venezia del 1930.
Nel 1931 ritorna in Italia, muovendosi tra Roma, Firenze, Genova e la Puglia, dove è attivo come organizzatore di mostre, promuovendo il rinnovamento di quell'ambiente culturale. Nel 1941 sposa la pittrice Adriana Pincherle, sorella di Alberto Moravia, e si stabilisce a Firenze dove ottiene "per chiara fama" una cattedra all'Accademia di Belle Arti. Espone regolarmente alle Quadriennali di Roma e alle Biennali di Venezia.Nel 1956 ha una sala personale, e la giuria, presieduta da Roberto Longhi, gli assegna un premio. "La nature morte" come "Ulalume" (1936) e "Il marmo nero" (1937) risentono dell’influsso di Colacicchi e De Pisis. I grandi quadri di nudi sono vicini alle suggestioni culturali e archeologiche di Cagli, Capogrossi e Cavalli (Composizione di nudi, 1937-38, I giganti ,1938) .



La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale)




Karl Popper e la TV

"La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. (...) Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. Ora è accaduto che questa televisione sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti (...). Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà stato pienamente scoperto".

Karl R. Popper, da "Una patente per fare Tv", in "Cattiva maestra televisione"



L'enigmatico Borges

L’impossibilità di penetrare il disegno divino dell’universo non può, tuttavia,

dissuaderci dal tracciare disegni umani, anche se li sappiamo provvisori.

 


Jorge Luis Borges, "L'idioma analitico di John Wilkins"


Anniversari

Jan Palach: - Perché siete venuti? E perché in URSS opprimete i popoli?
Militare sovietico: - Come puoi dire che in URSS opprimiamo i popoli?
Palach: - E voi come potete dire che da noi c'è la controrivoluzione?

Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della "Rivoluzione di Praga" soffocata dai carri armati dell'allora Unione Sovietica. Il simbolo della lotta contro la tirannia e del valore immenso della libertà.

Il Principe di Salina

Il Principe era depresso: "Tutto questo" pensava "non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli.....; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra".

da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa


George Orwell

1984
 

"Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato [...].
Credi davvero che il passato abbia un'esistenza reale? [...].
Il passato esiste forse concretamente nello spazio? C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? [...] dove esiste il passato, seppure esiste?".
"Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E... nella mente. Nella memoria degli uomini".

 


Pertini.

«Ma in Pertini il carattere conta più delle idee: e il carattere di Pertini non lo dispone al compromesso, che della politica è un ingrediente insostituibile. Concilia in sé immacolato candore e impulsi generosi. Ha lo sdegno incontenibile, l’invettiva pronta, il perdono facile… Aveva ragione quando, a chi gli rinfacciava l’età, rispose che era nato giovane, come altri nasce vecchio. Effettivamente Pertini è uno dei pochissimi che, partito Don Chisciotte a vent’anni, a ottanta non sia diventato Sancho Panza».

Indro Montanelli, Gli anni di piombo.

In giro per ....OPA

Ah! il buon vecchio albo di Topolino, quando la Banda Bassotti svaligiava il deposito di Paperone.....
Oggi si va in giro per OPA....

Er compagno scompagno

 

Un Gatto, che faceva er socialista

solo a lo scopo d'arivà in un posto,

se stava lavoranno un pollo arosto

ne la cucina d'un capitalista.

 

Quanno da un finestrino su per aria

s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,

pensa - je disse - che ce so' pur'io

ch'appartengo a la classe proletaria!

 

Io che conosco bene l'idee tue

so' certo che quer pollo che te magni,

se vengo giù, sarà diviso in due:

mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!

 

- No, no: - rispose er Gatto senza core

io nun divido gnente co' nessuno:

fo er socialista quanno sto a diggiuno,

ma quanno magno so' conservatore!
 
(Trilussa)


I Misteri di Roma

Sto leggendo "I misteri di Roma" di Corrado Augias. Ve lo consiglio: è scritto molto bene e poi fa luce su molti avvenimenti e storie della città eterna, spesso poco noti o conosciuti solo per grandi linee, spaziando lungo il corso dei millenni. Il libro di Augias è una miniera di informazioni, aneddoti, personaggi. Da non perdere.

Pensieri e parole

Lucio Battisti, Carole King, Earth, Wind & Fire, De Andrè. In questi giorni di vuoto pneumatico, sospeso tra il Natale e il Capodanno, ascolto la buona vecchia musica, scrivo e ..... qualche volta penso. 


3 gennaio 2012

MAYA E MONTI.

Cari amici blogghettari della nostra latitudine, improvvisamente mi accorgo che un altro anno è passato e che non scrivo più sul vostro affezionatissimo blog dall'11 novembre scorso... Un tempo infinito!

E sì che di cose ne sono successe... Poche in verità al paesello, ma tante, fin troppe, in giro per il Belpaese e per il globo intero.

E' che mi sono dedicato a seguire vicende più grandi di me, sicuramente. E a cercare di capire. Non so se sono venuto a capo di qualcosa, però ho pensato che pian piano distillerò qualcosa dei miei approfondimenti (almeno di quello che ho capito...) per farvene partecipi e, magari, discuterne con voi.

Vi dico subito che il mio sguardo è stato rivolto in particolare alla crisi economica dell'area euro, con tutti gli sconvolgimenti politici e sociali che ne stanno derivando e che sono ancora in itinere. Bella scoperta, direte voi! Non è mica una novità... aggiungerete.

Lo so, lo so. Però, i nostri destini individuali e collettivi passano per questo incerto divenire. E fare finta di nulla, o peggio illudersi che non stia succedendo niente, non è un buon viatico per il nuovo anno che si è appena aperto. Anche noi del paesello siamo chiamati a prenderne consapevolezza e a capire che pure la nostra latitudine non sarà esente da sconquassi.

Intanto, in attesa che io possa imbastire un canovaccio sul quale costruire i miei prossimi post, vi anticipo lo spirito dei tempi....







permalink | inviato da Frisbee il 3/1/2012 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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