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DEI MONTI E DELLE VALLI.

Beh, allora cominciamo. Sperando che qualcuno, nella molablogosfera, sia ancora superstite...

Dicevo che avremmo discusso di alcuni temi fondamentali che, da qualche tempo, stanno cambiando la nostra vita.

Per ora non parlerò del paesello: la sbornia dei fondi Urban (che poteva essere strategica per il suo sviluppo) è passata senza lasciare traccia e ora i compaeselli (a cominciare dai loro amministratori) sono adagiati in un tranquillo ronf-ronf nelle braccia di Morfeo. Si sveglieranno dal torpore alla fine del 2014 (manca ancora parecchio...) alla vigilia delle prossime elezioni comunali. Fino ad allora assisteremo a poche novità: tanto l'opposizione di centro-sinistra vive ancora con la testa voltata all'indietro e i suoi uomini sono di vecchio conio e di antichissima mentalità baronale...

Tratterò invece delle questioni di più ampio respiro. "Cose gravi", avrebbe detto B. Croce, intendendo questioni di una certa rilevanza. Certo non ho nessuna pretesa di autorevolezza (e come potrei?), però credo che un bel dibattito su faccende che stanno condizionando la nostra vita sia necessario.

Dunque, nelle mie ricerche alla buona di quest'ultimo periodo mi sono fatto alcune modestissime e contestabilissime convinzioni, che proverò a tradurre in maniera schematica per non essere troppo prolisso:

1) Berlusconi "se n'è ghiuto". E' un dato di fatto e da tanti (me compreso) da sempre auspicato. Tuttavia, non convincono le modalità. Certo non si è fatto da parte per "senso di responsabilità" (come vuol far credere). Quando lo spread è arrivato a quota 575, Napolitano ha messo in moto un'operazione a lungo studiata. Lo ha chiamato al Quirinale e gli ha detto che Obama, la Merkel e Sarkozy non avrebbero più supportato l'Italia nella tempesta finanziaria che si era scatenata se lui avesse continuato a sedere a Palazzo Chigi. E la Merkel ci aveva messo il carico da undici con la sua telefonata a re Giorgio, come il Wall Street Journal ci ha deliziato.

2) Sicuramente c'è stata una trattativa. Il Berlusca non è uomo da cedere le armi così facilmente: senz'altro ha ottenuto delle contropartite. In quei giorni le sue aziende erano sotto attacco in Borsa con perdite vertiginose: avrà ricevuto garanzie che gli attacchi sarebbero cessati (e, infatti, così è stato). Inoltre, qualcosa sui suoi processi deve pure essersi detto... (e da un po' di tempo... è calma piatta su quel versante). Infine, c'è il gioco della Presidenza della Repubblica nel 2013, quando re Giorgio andrà finalmente in pensione: Silvio per ora sembra essere fuori gioco (visto le sue mattane pecorecce...), però in un annetto può rifarsi una verginità. Tenuto conto che alle elezioni politiche si presenterà come "agnelluccio" senza peccato e che vanterà di non essere mai stato sfiduciato dalle Camere. La seconda opzione (che potrebbe trovare d'accordo anche il PD) sarebbe il fido Letta sulla poltrona del Colle più alto: forse è questo il vero accordo con Napolitano. Ma, come diceva Lucio, "lo scopriremo vivendo".

3) Andato via il Berlusca, re Giorgio ha nominato seduta stante Mari o Monti. Era il candidato designato di Confindustria (notato che la Marcegaglia non strepita più, e nè si attorciglia nervosamente con le dita la fulva chioma?), della BCE, del FMI, dei megaburocrati della UE. Insomma, dei cosiddetti "poteri forti". Immediatamente (tanto era già pronta nel cassetto da tempo), è scattata la manovra "lacrime e sangue". Le lacrime, quelle da coccodrillo della Fornero. Il sangue, quello vero, di disoccupati e piccoli imprenditori che continuano a suicidarsi ad un ritmo preoccupante: la mancanza di lavoro e il fallimento delle aziende non sono una asettica curva su un grafico, ma carne viva che certo non duole a chi scia e sciala a Cortina...

4) Il golpe politico-finanziario, con la "democrazia sospesa" di questi ultimi mesi, è andato a segno. Le Camere sono ormai un simulacro che vota su ordine di Mari o Monti (con l'agenda dettata da Napolitano-UE-BCE-FMI) qualsiasi cosa. E, infatti, nel giro di 15 giorni è passata l'ennesima contro-riforma delle pensioni: nell'arco di due anni, il governo ha manomesso ben tre volte il regime previdenziale e, questa volta, lo ha fatto in maniera selvaggia, a colpi di machete. E noi zitti e mosca! Tra qualche anno si andrà in pensione a 70 anni e, con il cosiddetto (e artefatto) aumento dell'aspettativa di vita media, quella soglia è anch'essa destinata ad essere superata. Una follia!

5) Pensare che le aziende possano tenere alla catena di montaggio (ma anche negli uffici) gente sulla soglia dei settant'anni è privo di senso. Continueranno a liberarsene (ancora più facilmente, con le nuove leggi che già si profilano per la gioia di Ichino e gli altri neo-liberisti del PD) allo scoccare dei 50-55 anni per scaricarne i costi sulla collettività (se ancora ci saranno soldi pubblici da spendere in ammortizzatori sociali), oppure se ne fregheranno altamente, lasciando in mezzo alla strada gente non più appetibile per il mercato del lavoro. Il dramma dei suicidi purtroppo aumenterà. Chi non potrà licenziare (enti pubblici) si terrà gente demotivata, stanca e poco produttiva e, ovviamente, non potrà assumere i giovani. Le aziende che invece sostituiranno i "vecchietti" lasciati proditoriamente a casa, senza stipendio e senza pensione, lo faranno con giovani tenuti sotto la spada di Damocle di contratti apparentemente a tempo indeterminato, ma in realtà risolvibili ad horas per meri motivi economici (senza giusta causa). E' questo il progetto Monti-Fornero al quale Ichino e gli altri daranno una sensibile mano affinchè passi alle Camere nel giro di un mesetto.

Per ora, mi fermo qui. Nel prossimo post parleremo di euro, di spread (che continua a rimanere oltre la soglia di 500 punti, nonostante le virtù taumaturgiche di Mari o Monti...), di liberalizzazioni e di geo-politica.

Molablogosfera, se ci sei batti un colpo ... e se vuoi lascia qualche commento...

Pubblicato il 5/1/2012 alle 21.2 nella rubrica Diario.

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