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IERI TREMONTI, OGGI MONTI, DOMANI SOTTO I PONTI...

Cari amici blogghettari, in questo post parleremo di euro e dintorni. Argomento trito e ritrito, direte voi. Certo, se ne parla ormai da diversi mesi: cade o non cade, si esce o si rimane???
La questione, purtroppo, sembrerebbe scontata se non fosse drammatica. Proviamo a fare alcune considerazioni:

1)    L’euro è un esperimento mal riuscito. Nella storia dell’umanità non pare che ci siano monete create dal nulla, senza avere prima alle spalle una nazione, o un’unione federale di stati, coesa e con un’unica politica economica, finanziaria e sociale.

2)    Il fallimento politico dell’euro era pertanto nella logica delle cose: diciassette stati molto diversi tra loro, con deficit e debito a macchia di leopardo, produttività eterogenea, fiscalità disparate, ecc., non possono reggere un sistema monetario. Apparentemente, l’euro è ancora forte sui mercati internazionali dei cambi, ma è una “tigre di carta” che non spaventa nessuno. Anzi, l’euro viene tenuto artificiosamente su dalla necessità del dollaro di essere competitivo per le esportazioni USA: altrimenti, sarebbe già sotto la parità da un pezzo. La cosa accadrà quando il valore della moneta rispecchierà per davvero i “fondamentali” economici europei in costante ribasso: e non è detto che nell’anno non ci si arrivi…
 
3)    Ma più che alla “moneta euro”, ora la crisi è legata al debito sovrano degli Stati che appartengono all’area della moneta unica e alla sua mancata condivisione attraverso una strategia unitaria (euro-bond, banca centrale come “prestatore di ultima istanza”, ecc.). E’ come se in una famiglia il marito non volesse farsi carico dei debiti contratti dalla moglie (e viceversa): è chiaro che la famiglia non può reggere. Così la moglie Merkel non vuole condividere una strategia comune per difendere dall’attacco dei debitori il caro congiunto Monti (e prima di lui l’ex marito Berlusca, distratto da ben altre chiappe…). E dire che il Mari o Monti fa sul serio: lacrime (di Miss Coccodrilla) e sangue di chi perde il lavoro, pur di compiacere la volpe Merkel e il gatto Sarkozy. Eppure lo “spread” (mi raccomando… con una spruzzata di seltz…) non scende. Anzi, più cercano di tirarlo giù, con tasse a tavoletta e prossime (inutili) liberalizzazioni, e più quello va su!!!

4)    Ora, c’è da chiedersi: ma l’attacco speculativo all’Italia perché è arrivato in questo momento? Come mai, nessuno si è accorto prima che avevamo il 120% del debito sul PIL??? Eppure, il Giappone viaggia sul 200% e gli USA stanno al 144%!!!

5)    L’Italia è, tra gli anelli deboli della catena europea (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna), il più grosso. Se salta il Belpaese zompa tutta l’arrugginita catena della UE che, fra le altre manchevolezze, non ha una Banca centrale degna di questo nome (come ce l’hanno, invece, USA, Giappone e Inghilterra), in grado cioè di stampare moneta al bisogno.  Ecco perché la speculazione internazionale l’ha presa di mira. Se si tiene l’Italia (e, quindi, la UE) sulla graticola, gli USA ne beneficiano a livello geopolitico: in questo modo riusciranno, in prospettiva, a spostare ingenti capitali d’investimento dall’Europa ad Oltreoceano. Devono solo aspettare che anche la Germania entri in difficoltà. Oggi, infatti, c’è la fuga dai BTP italiani mentre l’acquisto dei Bund tedeschi viene fatto anche con rendimenti prossimi allo zero. Ma se salta l’euro, tutti gli investitori correranno verso i T-Bond americani (che già godono di buona salute, nonostante i “fondamentali” degli USA non siano eccelsi…). I capitali servono agli USA per rimettere a posto le questioni geopolitiche e strategiche con la Cina. Infatti, il primato degli USA è già insidiato a livello globale dai cinesi e fra un po’ lo sarà anche dagli altri BRIC (Brasile, Russia e India). Poiché gli USA non intendono perdere il primato geopolitico, ne usciranno con un’altra guerra guerreggiata (cosa assai difficile finchè resta Obama, anche perché il livello di scontro potrebbe diventare pericolosamente globale) oppure con una guerra economica (già nei fatti) svuotando la capacità finanziaria della UE a loro vantaggio, per rafforzarsi sullo scacchiere internazionale.

6)    La Merkel, al momento, crede di trovare grande giovamento dall’attuale situazione di debolezza italiana.  Una debolezza che fra un po’ diventerà anche francese, mentre gli inglesi – i quali giocano di sponda da sempre con i cugini americani – si guardano bene dal condividere le sciagure dell’euro e osteggiano la Tobin tax, che andrebbe ad intaccare il grosso volume d’affari sviluppato dalla Borsa di Londra.

7)    La Germania è l’unica nazione europea che ha tratto vantaggio dall’euro: le sue esportazioni sono molto cresciute all’interno dell’area della moneta unica a causa della forte produttività delle sue industrie e dell’impossibilità di stati tradizionalmente manifatturieri, come l’Italia, di svalutare per rendere competitive le proprie aziende. Infatti, il sistema euro è a cambi fissi, intoccabile, ed è di fatto basato sulla parità della vecchia lira con il vecchio marco tedesco. Nel 1992, quando ci fu un’altra grave crisi finanziaria, l’Italia fu costretta a svalutare: tuttavia, dopo mille sconquassi e misteri, alla fine la nostra economia riprese a correre sui mercati internazionali. Ora non è più possibile: tant’è che la piccola e media industria italiana è moribonda. Non possiamo competere con i cinesi per via dei costi, e ovviamente neppure con i tedeschi per il mancato ammodernamento tecnologico a causa della scarsità di capitali.

8)    Ed è così che ci stiamo avvitando in una spirale perversa. L’Italia è da un lato stretta nella morsa della speculazione internazionale che chiede rendimenti sempre crescenti per finanziare il nostro debito (la qual cosa ci costringe in una rincorsa a contenere il deficit con manovre governative sempre più pesanti), dall’altra, proprio a causa dell’impossibilità di svalutare e di finanziare le aziende, sta cadendo sempre più in una dinamica depressiva.

9)    La recessione aumenterà con il passare dei mesi. Monti si illude che liberalizzando le licenze dei tassisti, tenendo aperti i negozi notte e giorno, distribuendo sul territorio un numero maggiore di notai e di farmacie, si possa dare ossigeno all’economia. O meglio fa finta di illudersi, anche cercando i licenziamenti facili (e immorali) ad ogni costo. Sa benissimo che ben altre misure ci vogliono: credito alle piccole e medie imprese a tassi accessibili, innovazione tecnologica, ricerca di base e applicata, strategie per l’export, incentivi concreti e tangibili alle nuove assunzioni, produzioni nel settore delle energie rinnovabili.

10)    Il credito è l’altra variabile impazzita. Con la fuga dall’area euro dei capitali e con l’assenza di una politica di quantitative easing (cioè di emissione di nuova moneta) della BCE, le banche non hanno liquidità e, quindi, non prestano denaro alle imprese se non a costi proibitivi e con la pretesa di garanzie sempre più vincolanti. Si è arrivati all’assurdo che le banche preferiscono prendere a prestito denaro dalla BCE all’1% di interesse, e ridepositarlo presso la stessa BCE a 24 ore (“overnight”) al tasso del 2%, pur di non prestarlo agli imprenditori e alle altre banche per timore di non rientrare poi dal credito elargito. Così si arriva in breve alla paralisi della liquidità e, quindi, dell’economia.

11)    L’ultima mazzata che sta per arrivarci sul capo si chiama “fiscal compact”. Un nome che sa di un nuovo aggeggio elettronico… in realtà si tratta delle nuove regole di bilancio che, a breve, la Merkel imporrà agli altri stati della UE sulla base dell’accordo raggiunto nel vertice di inizio dicembre 2011 (unico a dire no fu l’inglese Cameron). In poche parole, pena multe salatissime, si punta alla riduzione drastica del rapporto tra debito pubblico e Pil. In sostanza, gli Stati con un rapporto debito/Pil superiore al 60% dovranno ridurlo ogni anno di 1/20 fino a scendere al di sotto del 60%. Quindi, noi che siamo al 120% dovremmo ridurre il debito del 3% all’anno: cioè si dovrebbero fare manovre di tagli da 50 miliardi annui!!! La miseria colpirebbe anche il ceto medio. Monti lo sa bene, ecco perché ha iniziato a fare la “madonna pellegrina” in giro per l’Europa: tenta di convincere il gatto e la volpe ad addolcire l’amara pillola…

12)    Non sappiamo se Monti ci riuscirà: in queste ore è in Germania a colloquio con frau Merkel. Sarà molto difficile comunque sfuggire alla logica dei tedeschi: che ci vogliono tenere sotto lo schiaffo di manovre depressive continue per costringerci, in prospettiva, a diventare un mercato di produzione per il loro indotto con salari a bassissimo costo, al fine di puntare all’esportazione verso i mercati emergenti con costi competitivi.

13) Ma non solo: poiché manovre così pesanti sono impossibili da reggere solo con tagli e tasse, saremmo costretti a svendere quel po’ di patrimonio industriale di stato che, in parte, ci è rimasto: Eni, Enel, Finmeccanica. E’ quello che per davvero stanno aspettando i marpioni dell’establishment finanziario anglosassone: ripetere (questa volta con la “soluzione finale”) l’attacco alla nostra industria per un tozzo di pane. Nel 1992 (anno infausto che iniziò la svendita delle nostre partecipazioni statali a prezzi stracciati, a causa della svalutazione della lira provocata da un grosso speculatore americano, spalleggiato da poteri occulti) la strategia fu decisa a bordo del panfilo della real casa inglese “Britannia”, alla presenza di alcuni grossi politici e alti dirigenti italiani (taluni ancora in auge e in posizioni eminentissime) e di decine di rappresentanti della finanza anglo-americana.

14)    La Germania, tuttavia, si illude: se non cambia la sua logica, la recessione si estenderà a tutta l’Europa, quindi il tradizionale mercato europeo di sbocco non riuscirà ad assorbire i prodotti teutonici e, comunque, per i tedeschi sarà molto difficile competere con i cinesi sui mercati emergenti. A trarre beneficio dalla crisi economica europea saranno gli inglesi e, soprattutto, gli americani quando ripartirà l'economia USA dopo le elezioni presidenziali del prossimo novembre, con il previsto ritorno dei repubblicani alla Casa Bianca, foraggiati dal complesso militare-industriale e finanziario.

Come finirà veramente??? Non lo sappiamo. Il work è in progress da parte delle forze transnazionali governative, economiche e finanziarie globalizzate e, comunque,  non è un lavoro che potrà portare benefici ai ceti medi e popolari. Sono all’opera interessi molto potenti. Scordatevi l’Europa dei popoli e amenità simili raccontate nelle scuole durante l’ora di educazione civica.

Questa è l’Europa dei grandi banchieri, delle concentrazioni di capitale monopolistico e oligopolistico, dei mega-burocrati che hanno fatto carriera nelle banche d’affari anglosassoni, della “democrazia sospesa” in Grecia e in Italia, di un grande sogno tradito e tradotto in una squallida e pericolosa realtà gestita da occulti burattinai che mirano soltanto al denaro e al potere, non certo al "bene comune".

Bisogna diffondere informazione e consapevolezza. Bisogna vigilare ed essere pronti. Tutto può accadere.

Pubblicato il 11/1/2012 alle 13.28 nella rubrica Diario.

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